Woo Doo al caz!

 

pisSu le maniche, storia artigianale, questa…il test sull’originalità sembra tenere, di duemila libri letti e almeno altri diecimila di cui conosciamo la trama non c’è traccia, nel mito si potrebbe trovare un allusione a Narciso ma alla lontana ed in Priapo dal grande cazzone, non nel suo mito ma nella psicologia delle popolazioni che lo veneravano dedicandogli i presepi dove poi venne sostituito da Cristo, il re dei giuda.

La figura di un castrato, psicologia senza peli, calcolando l’istinto preumano che nei primi anni di età è ancora sviluppato bisognerebbe fare una statistica di quante bambine ed anche bambini sognino la prima volta che si trovano di fronte un crocifisso così spaventosamente nudo e insanguinato di addentargli i coglioni sotto le fasce, ricordo che poi viene rimosso dal peccato inconfessabile nel senso di colpa e probabilmente trasferito su un’altra persona.

Priapo, la sua figura è la stessa di Pan, ambedue sono divinità pastorali d’aspetto mostruoso, Pan era figlio di Ermes ed aveva un fratello Ermafrodito, le figure dei fratelli sembrano fondersi in Cristo, la logica nominalista, il nome è forma, il cazzone è castrato ed ecco centrato l’argomento. Per dirla alla Proust potremmo continuare con la ricerca del cazzo perduto non tralasciando quanti maschi e femmine lo devono aver masticato e dissanguato nei loro sogni.

Qui siamo solo parole, il problema è nominale e non va cercato nei fatti, comunque per antonomasia ad avere il cazzone sono i negri, l’identikit, negro è sinonimo di morto, negro è un nome quindi ad essere morto è il nome, il nome non è forma quindi la forma non è morta, un negro vivo col nome di un morto che si identificano, uno cazzone e l’altro castrato, sembra di essere di fronte ad uno specchio, castrato nei fatti e cazzone nei sogni.

luna con beccoBisogna invertire il concetto, con il computer basterebbe un clic nella bacheca dei livelli, nella realtà…c’è la leggenda che circolava un tempo di D’Annunzio che si era fatto togliere una costola per potersi succhiare il cazzo, sembra una cazzata in tema ma la figura si combina con la costola di Adamo che così si identifica con Eva, uno che si succhia il cazzo e comunque sempre un cazzone ed un castrato, usando la logica di Fichte nell’identità si azzerano, quindi l’angoscia di Kierkegaard, il nichilismo di Schopenhauer ed il superuomo di Nietzsche ed ecco figurato il supernegro castrato col cazzone.

Cominciamo a respirare, dalla figura si vede che ad essere castrato è una statua ed è solo l’idea che si trasferisce comunque sempre a livello nominale.

Voltata la pagina appare il senso di sporco, questo si vede nella gelosia delle donne, la vendetta, corrono subito a cercare un negro per succhiargli il cazzo, come Diana con l’arabo non necessariamente di pelle nera, comunque un morto, il significato del nome e da qui al cornuto il passo è breve. Un cazzo sporco, l’identità è con il cazzo di Cristo che viene trasferito, di una statua, quindi il peccato, il senso di colpa e l’anima macchiata ed ecco fatto, l’abito immacolato della vergine, così impari!

4aSembra proprio un manicomio, comunque dopo la figura di D’Annunzio il test sull’originalità ha perso punti, bisogna studiarne un’altra. Nella logica nominalista l’anima è corpo, l’anima chi l’ha mai vista? Un nome che sta prima dell’esperienza quindi un a priori che si identifica col corpo trascendendo il supernegro, potremmo essere tutti e due prigionieri del sogno di una zoccola, questo lo si vede nei libri precedenti, comunque una pazza ed il legame che tiene imprigionati al sogno è la gelosia, o meglio la credenza della gelosia.

Fragile come il soffio di un’ape che bacia un fiore… però il senso di sporco c’è ed è il mio cazzo, lo tiene lontano, in un sogno e di fronte si vede il corpo di un nero. Un bel dilemma.

 

Woo Doo Child di Hendrix continua a piovere dal soffitto a tutto volume, intanto studiamo come superare D’Annunzio.

pix

Caccia al tesoro continua nel post successivo: “Figure in movimento.”

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